L’oscurità del giorno

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Nel cortile abbaiato di cani
ti inciampavo addosso
ad ogni lamento. Senza rialzarci
chiuse di noi, in cima al fosso
stavamo là perterra, a raccontarci
ferite e cose sussurrate appena.
 .
Qui tutto è uguale, vedi?
[In questa terra immobile
c’è sempre il sole fermo fra il sarello
batte ancora lo zoccolo il cavallo
con suono ottuso di campana fessa.]
Diversi siamo noi _ noi che aspettiamo.
.

Un due tre… stella

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Ecco, facciamo che eravamo
nel maggio dei gerani
e che ti aspettavo nei soliti gesti 
e ridevamo
e c’era cielo per guardare in alto.
E poi, facciamo che tu
non eri morta 
_ lo sai, ci casco ancora _
e che non ero io
faccia al muro
in questo gioco balordo
ad aprire gli occhi di colpo
_ Un due tre… stella! _
.
e non trovarti più.
.

.

E tu sei già cespuglio

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Ho messo in fila tutti gli Dei chiamandoli
per nome, con questa _ mia _ calma _ feroce.
Ora stanno sulla tua tomba
e io faccio la conta.
Fra me e la fossa aperta il tumulo di terra
cruda e una rossa ruspa cingolata
lasciata lì (di cerimonia senza maestro)
come a dividere i vivi dai morti
come ad arginare la paura.
.
Il giorno è chiaro oggi, però
mi scuote dentro.
Non voglio andare via
e gli altri se ne vanno che oltre
il muro e i cipressi c’è la vita.
E tu sei già cespuglio, volo, terra
e un brindisi a novembre.
.
Non è facile sopportare l’abbandono
e abbandonare.
Non è facile riempire la tua fossa
e poi lasciarti andare
con lo sguardo sospeso sul tuo nome
sperando che il vivere, in fondo,
non sia l’ultimo passo.
.
Così rimango qui, ferma ai dettagli,
seduta sulla tomba della Tosca, sconosciuta.
E nel momento in cui l’anima quieta,
tutti gli Dei mi girano le spalle
e se ne vanno in fila, e io

a muso duro, non ho niente da dire.

.

A piedi nudi inseguiremo comete

Mario Jung
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Non servirà indugiare in queste scarpe
da cabaret, sulle tavole sconnesse
di vecchi sbagli
né circuire l’oscurità arrogante
che ricompone ossa e stelle
nell’incavo dei gomiti
e desideri insolenti fra le ginocchia.
 
I suoni si perdono nell’afonia
monocorde del lamento
(… cantava il ragazzo della barca
che succhiava la vita alle conchiglie…)
e una fiamma sottile di candela, al buio
squarcia gli occhi come un sole
(…davamo biada e briglia ai cavalli
e pianure aperte e vento alle criniere…)
Un dolore aspro, adesso, selvatico
come erba sdegnata dalle capre.
.
La pace della mente ha passo lungo
e le scarpe hanno suole consumate.
A piedi nudi inseguiremo comete
in questo autunno migratore
e apriremo le ali all’orizzonte
di un cielo largo
che non dà risposte.
 
11 novembre 2006
.

La vita ci fotte

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Adesso fra i gül del tappeto
e dietro le tende di lino,
sconfitta, nascondo il coraggio.
E tu inforni torte di fiori
e filtri tisane di bacche
con foglie di menta
e tutta la notte nei campi
raccogli cotone
per fare tendine al filet
e mi dici
non so se mi voglio svegliare domani.
.
Io mi alzo improvvisa
un floscio cappello sugli occhi
i miei passi furiosi maldestri
intorno al tuo fuoco io ballo
e urto gli spigoli secchi
inciampo domande
e lancio le mani lontano dal cuore
in strette spirali di danza
urlo mantra e rabbia feroce
che sbatte le ossa
e grido più forte
.
cazzo cazzo cazzo
la vita ci fotte!
.
Tu mi dici sorpresa, con gli occhi
che ti tagliano il viso
finirà come deve finire
e non smetti il filet per far le tendine
e sorridi.
.
E io, in un angolo buio
mi vomito gli occhi e il cuore.
.

Namasté

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Ho giurato con la croce sul cuore,
nel patto solenne dei bambini,
senza neppure una sfumatura
d’ironia a raddrizzare la linea della schiena
senza affondare i denti in una risata
scoperta di me fino a mostrarti
il nocciolo chiaro dell’anima.
.
Ci resta solo il tempo fra il lampo e il tuono
e lo riempiamo di parole ruvide
che fanno male in gola
e rodono il tenero midollo delle ossa.
Nel tuo sguardo che apre l’ignoto
la mia angoscia cerca affidabili dei
.
mentre arrabbio preghiere
e mi soffoco d’incenso.

.

Il tempo della paura

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Il tempo scandisce le mie rughe
mentre ancora imparo la pioggia.
La luna mi cammina sulla faccia
la paura s’infila nelle mie scarpe
con un riso sgangherato
e mi riempie le mani
di ricci e di terrore.
.
Al di là dell’acqua
oltre l’argine dove le garze
danzano bianchi riti di piume,
la mia anima vegetale
urla con gridi di passero
e si nasconde nel tronco
di un albero cavo.
.
Io, accucciata nell’erba
sono un animale che geme.
.