Le ceneri del morto

damnatio
Hanno stipato nell’urna
la rappresaglia delle sue mani
la sua doppia personalità
e i ginocchi freddi.
Non c’è più differenza
fra organi, tendini e ossa.
Di quello che era stato
resta un fosco sfrigolio
disgiunto d’anima.
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E in damnatio memoriae
hanno bruciato anche le sue cose
e dato via i vestiti buoni
per non ritrovarselo
nell’improvviso d’una cravatta.
Senza dar tempo al lutto,
la vedova,
l’ha sanzionato in cantina
proprio difronte al Beaujolais nouveau.
 
E dire che il vino non gli era
mai neanche piaciuto.
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E avanti va il giorno

padule
E avanti va il giorno
disteso sui tegoli del tetto
tra funerali di passeri
e muschi aggruppati.
Il sole spalanca le finestre
come bocche di cantori nel gloria
s’insinuano, fra stipiti e muro
malinconie di pane
ma nelle stanze deserte
un solo guanciale è caldo.
 
Sono tornate dai colli le greggi
in transumanza, belando
un inseguimento bianco di agnelli.
I piccoli d’airone hanno lasciato
il nido in voli lontani, stringendo
nei becchi i gemiti aspri dell’addio.
Tra le mole di antica pietra, presto
si frangeranno olive
L’autunno sarà dolce e il vino
quest’anno, sarà buono.
 
E avanti va il giorno
ma non c’è più nessuno per giocarlo.
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